Ogni giorno “un 25 Novembre”

 Il 25 Novembre del 1960 tre sorelle, tre “ mariposas”, tre farfalle,  furono barbaramente percosse e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore di Santo Domingo Rafeael Leonidas Trujillo, colpevoli forse solo di essere donne pensanti e di difendere gli ideali di libertà condivisi con i loro mariti. La loro storia è raccontata in un libro e nel film con Salma Hayek, “In the time of the butterflies”.  Nel 1981 le Nazioni Unite hanno istituito una giornata in loro memoria e da allora il 25 Novembre è, in tutto il mondo, la giornata contro la violenza sulle donne: una violenza che purtroppo si consuma spesso tra le mura domestiche e che lascia frequentemente segni sulla pelle. 

Capita, da dermatologa di scorgere, nel corso di una visita, la presenza di lesioni traumatiche particolari della testa, del collo o dei denti che potrebbero essere state causatie da percosse. Capita anche di illudersi e di illudere di non aver visto le stesse lesioni mal celate dal trucco.

In letteratura è stimato che oltre 40% delle donne che presenta tali segni specifici  è stata o è vittima di violenza fisica. Curioso osservare che gli articoli scientifici che descrivono le lesioni dermatologiche da violenza fisica nelle donne sono, a differenza di quelli che descrivono le lesioni nei bambini abusati, rari e scarni.

Distinguere i segni cutanei di violenza dai traumi accidentali o da altre condizioni patologiche cutanee può essere estremamente difficile. E’ essenziale la raccolta di una storia clinica accurata separando la donna dai familiari e mettendola il più possibile a suo agio. L’esame obiettivo dovrebbe sempre includere una valutazione non solo della cute ma anche delle mucose e degli annessi. Può essere utile integrare la visita con radiografie o specifici esami ematici (soprattutto per escludere altre condizioni morbose che possono entrare in diagnosi differenziale con le percosse). Spiegazioni vaghe, poco compatibili con la tipologia delle lesioni visibili, versioni dei fatti di volta in volta discordanti e frequenti accessi al pronto soccorso dovrebbero sempre indurre in sospetto.

Le manifestazioni cutanee che più frequentemente devono far pensare ad una violenza sono: i lividi, le contusioni, le lacerazioni, le ustioni (spesso circolari di terzo grado e di massimo 7 mm causate da sigaretta) i morsi e l’alopecia da trazione.

I lividi sono senza dubbio le manifestazioni più comuni. Lividi da cause accidentali si trovano sulle prominenze ossee. Lividi riscontrati nei tessuti molli, in aree protette , nelle orecchie e nei genitali, lividi in differenti stadi evolutivi, lividi di forma lineare (da cintura o da corda) sono altamente suggestivi per essere stati indotti da violenza. I lividi che riproducono l’impronta delle dita (fingertip bruises) se presenti sulle guance sono altamente suggestivi per schiaffeggiamento, se presenti sulle braccia di manovre di strattonamento o trattenimento contro la volontà della vittima. L’esame con la luce viola della lampada di Wood può consentire di svelare lividi subclinici.

Capita tuttavia da donna, dermatologa, anche di conoscere e comprendere altri segni di violenza, non solo quelli visibili sulla pelle.

Una diagnosi precoce che renda merito e traduca un linguaggio spesso muto, ma visibile perché “indelebile” sulla pelle o nell’anima è doverosa, così come una stretta collaborazione con i centri antiviolenza.

Nella foto ( dal web) una panchina rossa a Viareggio, una città che porto nel cuore,  dove una mattina d’estate di “qualche” anno fa sono svegliata donna e fiera di esserlo.

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